Non ha
toccato nulla di quello che ho lasciato in tavola. Una cena preparata con misurata fretta e condita di sensi di colpa.
Esco poco prima del suo rientro. Inquieto.
Con un pensiero che resta impigliato alla porta di casa. Un filo così lungo da poterne creare un prezioso tessuto.
In cui avvolgermi.
E soffocare.
Entro nella sala d’attesa e mi siedo. Non ho appuntamento.
Come sempre.
So già che mi riceverà comunque. Sono io questa volta, il suo senso di colpa.
Intanto aspetto. E non mi accorgo di due occhi liquidi che mi guardano.
Intanto aspetto. E penso che la segretaria deve avere una bella voce quando canta.
Intanto aspetto. E una mano ossuta mi si posa sul braccio.
Alzo gli occhi e lo sguardo si ferma sulla grande spilla appuntata sul petto. Un fiore di lapislazzuli.
Riconosco la donna che mi stava seduta di fronte fino a poco prima. Gli occhi erano i suoi.
Mi sorride. E le sue rughe con lei.
Eravamo cinque fratelli e il più piccolo aveva gli occhi azzurri, mi dice. La voce calma. Ascolto con attenzione.
Mia madre gli prendeva i capelli fra le dita, li arrotolava e gli faceva il boccolo, così lo chiamavamo. Ma anche sopra le orecchie, non solo sulla testa, mentre lo dice con una mano si sfiora le tempie.
I suoi capelli sono di un rosso sbiadito, raccolti in una crocchia. Le lenti dei suoi occhiali sono grandi.
Era quando gli americani erano arrivati a Cassino, era il ’45 mi pare. Non c’erano le carrozzine come adesso, perciò mia madre metteva mio fratello ‘ncoppa alla bicicletta e andavamo in campagna. Lì mio padre quando vedeva arrivare il piccolino conciato in quel modo si arrabbiava sempre – ma è un maschio o una femmina - diceva a mia madre e con la mano gli scompigliava i capelli. Forse mia madre voleva un’altra femmina e per questo lo acconciava così. E poi con gli altri fratelli ci si passava la roba, i vestiti, crescendo, anche perchè a quei tempi eravamo tutti poveri. Ma al più piccolo no. Mio padre non voleva. Lui doveva essere tutto preciso, dice imitando la voce del padre.
Mi scusi se le ho raccontato tutte queste cose, mi dice, ma quando l’ho vista entrare me ne sono ricordata, e con gli occhi ammicca ai miei capelli e sorride.
Non si scusi signora, anzi: grazie per avermele raccontate, le dico mentre si avvia verso la porta.
Silenziosa e attenta a non inciampare nel mio filo.

[...and a thimble's worth of milky moon can touch hearts larger than a thimble...]
dicembre 4, 2006 a 11:41 pm
a volte è stupefacente come le persone si parano così, dal nulla, e ti regalino delle meravigliose perleè commovente
dicembre 5, 2006 a 10:19 am
io ho imparato un sacco di cose dagli estranei
perchè quando una persona che mi vuole bene cerca di insegnarmi qualcosa ho sempre il dubbio che la sua visione sia parziale
che quello che mi sta dicendo sia influenzato dall\’affetto che prova per me
con gli estranei invece sono sicuro che non sanno chi sono
e quello che dicono lo dicono perchè vogliono dirlo
come quella volta che sulla metro continuavo a tirare sul col naso
e la tizia seduta di fianco a me mi ha offerto un fazzoletto
è stato lì che ho capito, alla veneranda età di 24 anni, che quando starnutisci ti devi soffiare il naso
è che i gesti degli estranei hanno un\’evidenza fortissima
dicembre 6, 2006 a 10:11 am
che situazione surreale. Ma hai i riccetti dietro le orecchie?
dicembre 6, 2006 a 11:13 pm
è bellissima la poesia sprigionata dalla realtà, dal passato, dalla vita.
ed è bellissimo ricevere tutto tramite le tue parole,
un bacio.
dicembre 7, 2006 a 5:03 pm
sembra di respirare un\’aria diversa…freska,pulita…
dicembre 10, 2006 a 12:15 pm
Ciao b, quanto tempo che non passavo di qui, appena ti acchiappo in msn ti torturo un po
dicembre 11, 2006 a 5:16 pm
sei sicuro che non ha mangiato per come hai cucinato?
scherzo!
ossequi come sempre!
dicembre 16, 2006 a 6:52 pm
a volte terrorizza come un estraneo possa rievocare ricordi in chi ci vede per la prima volta.
è straordinario poter ascoltare uno spaccato di vissuto di gente estranea, commuoversi per quel sussulto del loro cuore e poi vedre andare via quella persona con il cuore sereno…più sereno.
Ma io ti ho sempre immaginato con i capelli scuri e lisci!!
E\’ bello pure immaginare…per poi inciampare nella realtà!!
dicembre 17, 2006 a 3:53 pm
Ma chi????????????? ;oP
dicembre 17, 2006 a 3:55 pm
a me le perle non le ha mai regalate nessuno.. manco le patatine… a trà.. ma a Milano ti si è sciupata la macchina fotografica o eravate in un locale a luci rosse?
dicembre 18, 2006 a 11:07 pm
sì poteva andarmi peggio.. ma anche meglio, non trovi? in fondo è anche una fan di madonna.. di kylie.. era più divertente!
il 24 invece si va a vedere i righeira.. siamo vecchissime